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Il Cagliari di Max Allegri


Si è parlato tantissimo della sua avventura alla Juventus e, prima ancora, della sua avventura al Milan. In entrambe le due squadre, Max Allegri ha senza dubbio fatto parlare di sé stesso.


Prima di arrivare al Milan, però, Allegri ha disputato due campionati con il Cagliari, squadra in cui aveva già giocato dal 1993 al 1995 quando ancora era un calciatore.

Cellino decise di puntare su Allegri che aveva fatto vedere buonissime cose nella stagione 2007-2008 con il Sassuolo.

Alla prima stagione in rossoblù Allegri collezionò 0 punti in 5 partite. Ma Cellino decise di confermarlo. Scelta insolita conoscendo la storia di Cellino. Eppure il tutto non era stato un caso, a Cellino piaceva come giocava il Cagliari di Allegri e decise di dargli fiducia. E infatti, nella stagione 2008-2009 il Cagliari arrivò 9° in Serie A.

L'anno successivo di nuovo un inizio non proprio dei migliori con 0 punti in 4 partite. Ma nessun esonero, o meglio, l'esonero arrivò ma alla 33° giornata dopo una striscia di risultati non proprio positivi. Ma come giocava il Cagliari di Allegri?

Allegri aveva un credo (mantenuto ma non fossilizzato dopo aver lasciato Cagliari) su un modulo in particolare: l'1-4-3-1-2. Qualche calciatore in particolare? Impossibile non citare i vari Cossu, Conti, Astori, Marchetti, Dessena, Biondini, Matri e tanti altri.

Proprio il centrocampo aveva un'ossatura molto particolare in quel Cagliari. Conti come vertice basso a fare da regista e a coprire, Dessena e Biondini i tuttofare della squadra che, grazie alla loro resistenza fisica e al loro spirito di sacrificio riuscivano a trovarsi ovunque, e poi il fantasista, colui che con Massimiliano Allegri è letteralmente esploso. Sto parlando, ovviamente, di Andrea Cossu. Il fantasista sardo nel primo anno di Allegri fece 1 gol e 11 assist, mentre al secondo anno migliorò la statistica con 3 gol e 14 assist. Tenete conto che nella stagione 2009-2010 il Cagliari fece 37 gol, beh, lui partecipò a 17 gol di questi 37, quasi la metà.

FASE DIFENSIVA:

Come possiamo notare l'1-4-3-1-2 è ben definito. Le due punte (Matri e Jeda), il trequartista (Cossu) e i tre centrocampisti (Biondini e Dessena ai lati di Conti). Alle loro spalle il più delle volte giocavano Agostini e Pisano sulle fasce e Astori, Canini o Lopez per vie centrali. In porta Marchetti.


Il più delle volte Andrea Cossu andava in pressione sul vertice basso di centrocampo avversario.

Potendo contare sul fiato e sulla corsa di Biondini e Dessena, Allegri non si metteva problemi nel farli correre tanto in fase difensiva. In questo caso vediamo Matri e Jeda molto larghi. Matri cerca di ostacolare il passaggio di Lucio per Maicon mentre il centrocampo è molto stretto. Qualora il pallone dovesse arrivare comunque a Maicon, a Biondini spetterebbe il compito di andare in pressione sul difensore esterno brasiliano. Stessa cosa accadrebbe sulla fascia opposta con Jeda e Dessena.

FASE DI COSTRUZIONE:

In fase di costruzione l'ampiezza veniva garantita dai due difensori esterni del Cagliari, con le mezzali che non si allargavano tanto ma che erano pronte ad inserirsi negli spazi lasciati vuoti da Cossu e dalle due punte. Conti e Cossu erano fondamentali per la fase di costruzione e la fase offensiva del Cagliari.

E Cossu, anche se veniva costantemente marcato, toccava un grandissimo numero di palloni. Tanto da poter essere cercato direttamente anche da Conti.


FASE OFFENSIVA:

Quando Cossu si abbassava (molto spesso) era compito delle due mezzali riempire gli spazi. Biondini e Dessena facevano un lavoro pazzesco senza palla.

E quando si andava ad attaccare vicino alla porta anche le due punte risultavano importanti con Matri, in questo caso, che concedeva lo spazio per l'inserimento a Biondini.

Ma non solo. Le due punte riuscivano ad essere molto mobili senza fossilizzarsi in area di rigore ad aspettare i palloni. Quando uno tra Matri e Jeda si allargava, la squadra si comportava di conseguenza:

Jeda si allarga e l'area di rigore si riempie comunque. Cossu rimane costantemente più basso, in modo da poter ricevere palloni bassi (non era suo compito finalizzare), una punta (in questo caso Matri in area di rigore e poi altri inserimenti. Molto frequenti quelli di Dessena e/o Biondini ma a volte anche del difensore esterno opposto (in questo caso Agostini).