• Mondo Calcistico

"TeoreMax" - Chiarimenti sulle sue parole travisate


Quando Allegri parla fa discutere. Non per quello che dice ma per quello che viene travisato.


Ed ecco che vorrei chiarire alcuni aspetti chiave, riportando le VERE parole di Allegri senza travisare o modificare.


Mi fa molto piacere che molte cose dette da Allegri io le abbia scritte nel mio libro "Allegriade" (che potete comprare cliccando QUI).


  • "0 VITTORIE CONTRO LE PRIME 3 IN CLASSIFICA"

"Nelle partite migliori che abbiamo fatto con l'Inter, abbiamo perso. Quando capitano queste cose, vuol dire che alla squadra manca qualcosa. O sotto l'aspetto caratteriale, o sotto l'aspetto della gestione. Ci è mancato qualcosa."

Questi sono aspetti che non sempre vengono messi in risalto. Il motivo riguarda proprio la superficialità con la quale si parla di calcio, pensando che l'aspetto tattico conti più di tutto. Alla Juventus, evidentemente, è mancato anche l'aspetto mentale con calciatori giovani e non ancora pronti per essere dei leader (dopo vedremo i nomi del futuro di Allegri).

A inizio anno, infatti, Chiellini si fece riprendere mentre diceva ad Allegri "non è squadra".

  • I PIÙ GRANDI CAMPIONI ALLENATI

"Ho allenato i più grandi campioni. Ronaldo, Ibrahimovic, Robinho, Ronaldinho, quel matto di Cassano, Seedorf, Pirlo, Buffon."

L'aspetto sul quale mi vorrei concentrare riguarda il fatto che Allegri citi Cassano, nonostante quest'ultimo abbia intrapreso una "battaglia" contro l'allenatore nel noto canale twitch.

  • L'IMPORTANZA DELL'UNDER-23

"L'under-23 è un passaggio molto importante per la crescita dei ragazzi. Il distacco tra la Primavera e la prima squadra, soprattutto la Juventus, è troppo ampio."

A me piace sempre riprendere le parole di Cistana, difensore del Brescia, che disse che la Serie D è più formativa della Primavera. E mi piace riprendere anche le parole di Carboni, difensore del Cagliari, che disse che la differenza di velocità tra la Primavera e la Serie A è notevole. Velocità intesa non come corsa ma mentale, di scelta, di giocata.



  • GIOCHISMO E RISULTATISMO

"Quando sei in campo devi pensare a vincere. Non c'è un modo unico per vincere. Uno devi avere calciatori molto bravi. Poi li devi mettere nelle condizioni migliori. E poi dare l'idea. Ma tutti gli allenatori danno un'idea di calcio. La differenza è che quando alleni una grande squadra, l'obbiettivo è arrivare a vincere. Giocare bene è astratto. Perché alla fine ci si ricorda dell'azione della squadra o del gesto tecnico in fase offensiva di un attaccante, in fase difensiva di un centrocampista? La rovesciata di Ronaldo a Torino... Chi è che si ricorda come è venuta fuori l'azione? Però tutti si ricordano della rovesciata."

Un problema di molti è pensare che un allenatore non dia un'idea di gioco. Capita per Allegri, capita per Ancelotti, capita anche per altri allenatori meno vincenti. Ma non è così. Questi allenatori, infatti, hanno degli aspetti che allenano, migliorano e cercano di far rendere al meglio. Lo fanno in base alle caratteristiche dei calciatori, degli avversari, del contesto. Ma l'idea di gioco c'è comunque. Anche dire semplicemente "cercate il trequartista" è un'idea di gioco. Dire "preoccupati di proteggere la profondità" è un'idea di gioco. Dire "non rischiate dietro" è un'idea di gioco.


  • IL DNA DIVERSO

"Poi dipende anche dal dna della società. Che è molto importante perché non lo puoi cambiare. Il Milan e la Juventus ha due mentalità diverse ma hanno un unico obbiettivo: vincere. Alla Juventus hai un dna preciso: ogni giorno devi allenare duro, è la prima società d'Italia. Nella scelta dei calciatori, non puoi tradire quello che è il dna. Nessuno ha mai parlato del gioco del Real Madrid. Ma hanno parlato dei campioni del Real Madrid. In tanti parlano del gioco del Barcellona ma per tanti anni non ha vinto niente, poi sono arrivati Messi, Xavi, Iniesta, Busquets e tutti gli altri, con Guardiola che ha fatto un lavoro straordinario, hanno cominciato a vincere. Perché hanno qualità straordinarie. E in Italia andiamo a scimmiottare il lavoro degli altri invece di lavorare sulle nostre qualità. Poi a rincorrere gli altri, una volta tocca al Barcellona, una volta al Bayern Monaco, una volta il Paris Saint-Germain. Ma quando rincorri sei sempre dietro."

Quest'ultimo aspetto andrebbe scritto mille volte nelle scuole calcio. Allenatori che pensano di essere Guardiola senza avere le conoscenze, le competenze e, ovviamente, i calciatori. Gli altri sono i migliori in tutto, a seconda del vincitore. E noi italiani non solo non riusciamo a seguire la nostra cultura, ma la denigriamo pure.

  • LA LEADERSHIP

"La leadership o ce l'hai o difficilmente ce l'hai a questa età. Giorgio (Chiellini) è stato importante per questa squadra. Lo è stato Gigi (Buffon), Claudio Marchisio. Io credo che ora ce ne sono due per il futuro: de Ligt e Locatelli. Quest'anno è stata una piacevole sorpresa Danilo. Quando parla non è mai banale, parla sempre mettendo al centro la squadra. Un vero leader è silenzioso, deve parlare poco e poi deve mettere sempre davanti la squadra. Se no non può essere un leader. Poi il leader chi è? Alla fine uno non è che entra nello spogliatoio e dice "io sono il leader". È la squadra che ti riconosce.
Di solito nello spogliatoio, come ben sai, c'è un leader tecnico e un leader carismatico. Vlahovic può essere un leader a modo suo. È caratteriale e vuole sempre vincere. Però lui più che con le parole, diventerà un leader carismatico in campo. La cosa che mi piace dei grandi giocatori è che puoi avere un confronto diretto perché l'orgoglio del campione viene fuori. Ho avuto parecchi scontri. Ma è bello scontrarsi perché quando davanti hai un grande campione, non è che esce dallo spogliatoio, sii abbatte e prende il telefonino e chiama il procuratore. Ti vuole dimostrare che è ancora lui il campione. E allora lì in campo vince le partite. Per me è anche più facile allenare i grandi campioni."

E qui arriviamo all'aspetto di de Ligt e Locatelli, i leader del futuro. Come detto da Allegri, non arrivi nello spogliatoio e dici di essere il leader. Locatelli e de Ligt avranno tempo e modo di esserlo, soprattutto quando altri leader lasceranno lo spogliatoio. E, ovviamente, il tutto deve essere seguito anche dalle qualità tecniche, tattiche, fisiche e atletiche. Perché se devi essere un leader della Juventus, devi anche essere un campione.


  • LA FINALE DI CARDIFF

"Io penso che alla partita di Cardiff ci siamo arrivati non in ascesa ma in discesa. Per come eravamo messi, giocando da Firenze in poi, giocando con i 4 davanti. Ci davano per favoriti non considerando che il Real Madrid ci arrivava in ascesa. Quando nel secondo tempo loro hanno capito che noi eravamo morti..."

Uno dei motivi è presto detto: la Juventus stava giocando con 4 attaccanti ma, di fatto, non aveva le "riserve". Allegri, infatti, non poteva contare sull'infortunato Pjaca e la sua rosa non era organizzata per un sistema di gioco che prevedeva 4 attaccanti. Per averne almeno uno in panchina si inventò la mossa "Barzagli difensore esterno" potendo avanzare Dani Alves (con Cuadrado pronto in panchina). Provò anche a lanciare Kean. Ma gli attaccanti giocarono molte partite (Dybala, Higuain e Mandzukic) e la stessa cosa riguardò i centrocampisti con Pjanic e Khedira che dovettero fare gli straordinari (anche a causa di un Marchisio non proprio al 100%).


  • LA SCELTA TRA LA JUVENTUS E IL REAL MADRID

"Era una sfida che mi ero posto nel tornare (alla Juventus). Questa è una sfida che voglio vincere. Voglio tornare a vincere insieme alla Juventus in Italia."

Qui poco da dire: Allegri ama la Juventus. E, probabilmente, ha un "conto in sospeso" con quello che voleva fare prima del suo esonero. Per chi non lo ricordasse, l'allenatore voleva cambiare molti calciatori per creare un nuovo "ciclo". La società, però, non era di quell'avviso.


  • PAULO DYBALA

"Io credo che Dybala debba tornare ad essere se stesso. C'è stato un momento in cui si è fatto trascinare dal fatto che era il nuovo Messi. Io penso che ognuno debba essere se stesso perché non deve pensare di emulare un altro. Anche perché ci sono caratteristiche diverse. Io penso che Paulo abbia ancora tanto da dare al calcio perché ha delle qualità straordinarie. Qualità tecniche, gioca a calcio in modo divino perché è molto bravo, però deve tornare a concentrarsi su quelle che sono le sue qualità tecniche e fisiche."

Queste sono state le frasi travisate per eccellenza.

Dopo l'esplosione, Dybala, evidentemente, non riuscì a reggere l'euforia e pensò di poter "sostituire" Messi. Non so se lui si sia preoccupato di essere più "Messi", quindi di essere il calciatore da 30-40 gol a stagione, ma è un dubbio che mi è seriamente venuto durante le parole di Allegri (confermate da Barzagli successivamente).

Nonostante il saluto tra Dybala e Juventus, Allegri crede fortemente che l'argentino possa dare ancora tanto al calcio.


  • MANUEL LOCATELLI

"Locatelli è stato un ottimo acquisto. Io penso che un domani possa essere il capitano della Juve. È un calciatore che ha le caratteristiche per stare tanti anni alla Juve. Caratteristiche tecniche e morali."

Se fossi Locatelli direi che queste siano le più belle parole che possa ricevere.

Le metterei al di sopra di frasi come "futuro pallone d'oro" (per chiarire: non è mai stato detto da Allegri).