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La stagione assurda della Sampdoria


I motivi di questa brutta stagione vanno oltre gli allenatori e i calciatori.


Era la fine della scorsa stagione e Ranieri, l'allenatore della Sampdoria, decise di non rimanere alla Sampdoria:

"Voglio porre fine alla telenovela del mio contratto: ho detto alla squadra che non resto per un altro anno, non ci sono i presupposti per rimanere."

Lo stesso allenatore rivelò nel dicembre 2021, in un'intervista a La Repubblica, qualche dettaglio:

"Non è stata una questione economica, qui guadagno molto meno. Quando Ferrero mi ha preso e la Samp stava in brutte acque, l’ho visto entusiasta. A lavoro ultimato, la sua faccia è cambiata, così ho preferito andare via. Sono disposto ad accettare situazioni problematiche ma devo sentire trasporto, altrimenti è inutile che resti."

Ranieri, quindi, ha messo in evidenza come non ci sia stato "trasporto". Molto probabilmente da Ferrero, il presidente, o magari dall'intera dirigenza (non possiamo saperlo).

Il calciomercato 2021-22 della Sampdoria era palesemente condizionato dal calciomercato della precedente stagione.

La Sampdoria, infatti, dovette spendere queste cifre per i riscatti di tre calciatori:

  • Torregrossa, 6 milioni

  • La Gumina, 5,5 milioni

  • Candreva 2,5 milioni

Cifre prese da transfermarkt. Il totale è di 14 milioni. Solo per calciatori presi lo scorso anno, la Sampdoria ha dovuto spendere tutti questi soldi.

Il problema ancor più grande fu il fatto che la società non riuscì ad incassare altrettanto dalle cessioni:

  • Jankto, 6 milioni

  • Tonelli, 1 milione

In poche parole la Sampdoria era "sotto" di 6 milioni. E, ovviamente, bisogna assolutamente cercare di rinforzare la rosa.

La società, quindi, andò su Caputo in prestito oneroso fissato a 500 mila euro con obbligo di riscatto fissato a 3,5 milioni.

A lui si aggiunsero calciatori di cui non andava pagato il cartellino:

  • Dragusin (prestito da Juventus)

  • Ihattaren (prestito da Juventus)

  • Ciervo (prestito da Roma)

  • De Luca (parametro zero)


Con questi presupposti, quindi, non c'erano le condizioni per poter prendere un allenatore affermato ad altissimi livelli che potesse salvare tutta la situazione.

La scelta è ricaduta su D'Aversa.

A mio parere, a livello tattico, la scelta è stata giustissima. Parliamo di un allenatore intelligente e che poteva mantenere e continuare il "discorso" iniziato da Ranieri anche se il modello di gioco del primo fu molto diverso rispetto a quello di Ranieri.


D'Aversa, dalla sua, poteva accettare una situazione del genere perché poteva mettersi in gioco in una realtà decisamente conosciuta, come quella doriana, e poteva cercare di elevare ancora di più il proprio "status" dopo il periodo al Parma (meno gli ultimi mesi in cui accettò per puro amore per la maglia).


Roberto D'Aversa ha fatto vedere che poteva cambiare sistema di gioco in parecchie situazioni e ha cercato di rinvigorire un calciatore in particolare: Antonio Candreva.

L'attaccante, infatti, è ritornato a fare quello che faceva alla Lazio. Non più (come visto all'Inter o in Nazionale) un attaccante esterno che sta molto vicino alla linea laterale (che effettua ripetuto cross) ma un attaccante esterno che si accentra, che va anche nell'altra fascia, che ha libertà e che cerca di dare più fantasia.

Risultato? 7 gol e 9 assist in 25 partite giocate in Serie A.


E se nella parte destra del campo c'era Candreva, dall'altra parte possiamo dire che non c'era Damsgaard. Quest'ultimo, infatti, poté giocare solo 7 partite e nemmeno al meglio delle proprie possibilità.


Siamo alla 16° giornata, l'ultima partita prima dell'arresto del presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero. La squadra blucerchiata è al 15° posto a +5 punti dal terzultimo posto.

Poi l'arresto e il Derby.

La Sampdoria vince la partita contro il Genoa, mandando i rivali a -8 (dal terzultimo posto). Da lì seguì anche la vittoria in Coppa Italia contro il Torino (con il relativo passaggio del turno) e due pareggi, entrambi 1-1, contro Venezia e Roma. Nel frattempo in società, ovviamente cambia qualcosa. Dopo l'arresto e le dimissioni del presidente Ferrero, ci fu la nomina di Marco Lanna come nuovo presidente.


La squadra di D'Aversa arrivò, quindi, a fine girone d'andata a quota 20 punti con 9 punti di vantaggio su Genoa e Salernitana (terzultima e penultima).

Da lì, però, si ruppe qualcosa. Tre sconfitte di fila (contro Cagliari, Napoli e Torino) e l'esonero dell'allenatore che arrivò. La Sampdoria era comunque in zona salvezza potendo contare sul 16° posto ma su 4 punti di vantaggio.

La società, allora, decise di contattare Marco Giampaolo.


Marco Lanna, il nuovo presidente, disse in un'intervista a "primocanale":

"L’esonero di D’Aversa è avvenuto dopo Torino, credo che il mister abbia lavorato in situazione complicata, so che era stato messo in discussione e screditato anche nei confronti di giocatori. I suoi venti punti valgono tanto, l’ho ringraziato per il lavoro fatto, un grande signore. La comunicazione l’ho fatta io e non è stato facile… Dovevamo dare una scossa. La squadra sembrava avesse perso l’impeto e la voglia di correre su ogni pallone."

Ovviamente da fuori non possiamo sapere cosa sia successo dentro lo spogliatoio, ed è praticamente impossibile parlare di chi ha ragione, di chi ha torto o altro. La questione principale portata fuori dal presidente Lanna, però, riguarda il fatto che D'Aversa abbia dovuto lavorare in una situazione complicata tra la questione Ferrero e di alcuni calciatori che non volevano seguirlo.


Aggiungo una piccola cosa:

Il ruolo dell'allenatore in queste situazioni è un po' complicato. Il Mister è comunque colui che deve subire, sopportare e cercare di proteggere tutti, anche se non è propriamente compito suo. Ripeto, non si sa cosa sia successo ma mi viene decisamente facile pensare che le energie nervose spese da D'Aversa siano state elevate in un contesto del genere.


Il nuovo presidente parlò anche del nuovo allenatore della Sampdoria:

"Giampaolo non è stato facile da convincere, ma si vedeva che era contento di rientrare in una società e giocatori che conosceva già e in una sfida da subentrante, cosa che non gli era mai capitata. Con una squadra che deve lottare per non retrocedere; adesso ripropone il 4-3-1-2, era difficile fargli la squadra su misura. Nelle varie chiacchierate l’ho trovato aperto a variazioni sul tema tattico. Finite le trattative l’ho trovato entusiasta, con carica, un valore aggiunto anche per noi, era contento di rimettersi in pista."

Si è fatta, quindi, la scelta di dover dare una scossa con un allenatore decisamente conosciuto in questo ambiente. Una scossa per l'ambiente, tifosi e squadra, ma anche per lo stesso allenatore che nelle ultime esperienze aveva decisamente faticato ad imporsi.

La società cerca di creare una rosa il più possibile adatta alle idee tattiche di Giampaolo ed ecco che nel calciomercato estivo arrivano Supryaga, Conti, Sabiri, Sensi, Magnani, Rincon e Giovinco (dopo il grave infortunio di Gabbiadini).


La scossa c'è stata ma relativamente. In 4 partite 2 vittorie e 2 sconfitte:

  • Spezia - Sampdoria 1-0

  • Sampdoria - Sassuolo 4-0

  • Milan - Sampdoria 1-0

  • Sampdoria - Empoli 2-0

Da lì in poi, nelle successive 8 partite, solo 1 vittoria (2-0 contro il Venezia) e 1 pareggio (1-1 contro l'Hellas Verona).

In 12 partite la Sampdoria di Giampaolo ha ottenuto 10 punti. Prima del Derby di ritorno bisogna fare assolutamente una riflessione.

D'Aversa e Giampaolo non sono due allenatori incompetenti.

I calciatori non sono scarsi.


Eppure bisogna assolutamente considerare alcuni fattori.

Praticamente ogni squadra che ha avuto problemi societari, ha avuto problemi anche in campo. Solo quest'anno c'è stato il caso della Salernitana che dalla cessione della società è rinata (anche grazie ad alcuni acquisti e alla bravura di Nicola). Non è questione di aver rinforzato la squadra, è questione di aver dato un entusiasmo che, prima della cessione, era sotto zero.


Alla Sampdoria, tutto questo entusiasmo è mancato. Ed è, magari, quello che voleva farci capire Ranieri.

Gli stessi calciatori potrebbero vivere in una situazione strana per loro. Ci sono calciatori che sono alla Sampdoria da tanto tempo e non hanno mai pensato in modo così serio alla retrocessione. Ci sono calciatori che hanno avuto la mentalità del "ci salviamo facilmente" senza dover soffrire e lottare così tanto.

E non solo i calciatori ma l'intero ambiente, tra staff e tifoseria.


Negli ultimi 5 anni, infatti, il peggior piazzamento risale al 2019-20, al 15° posto con 7 punti di vantaggio sulla terzultima riuscendo a salvarsi con 4 giornate d'anticipo. Nelle restanti stagioni o 9° o 10° posto.

Ed eccoci al Derby. Una partita importante anche se non ci si gioca niente, ancor più se in ballo c'è la salvezza e la permanenza in Serie A. La Sampdoria vince 1-0 e nel finale un qualcosa di emozionante. Emozioni positive per alcuni, emozioni negative per altri. Audero, il portiere criticato e dimenticato in un momento della stagione, para il rigore a Criscito e la Sampdoria riesce a portare a casa il risultato che la porta momentaneamente a +8 dal terzultimo posto. Contando la partita della Salernitana (pareggiata con l'Atalanta) si può parlare di +7. Ma sempre loro dovranno recuperare una partita.


Anche in caso di vittoria si può parlare di una buona distanza rispetto alla terzultima (il Cagliari), dietro di 5 punti. Mancano 3 partite, 9 punti a disposizione.


E la Sampdoria dovrà cercare di prendersi la matematica salvezza e riorganizzare al meglio la prossima stagione.